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Maxi discarica a Pomezia: anomalie della regione Lazio

Pomezia (mercoledì, 1 ottobre 2025)– La questione della futura maxi discarica di Tor Tignosa, prevista a ridosso del quartiere Roma 2, continua a sollevare proteste e polemiche: il consigliere di opposizione Giacomo Castro denuncia “gravi anomalie” nella procedura autorizzativa regionale, lamenta che il Comune di Pomezia non sia stato invitato formalmente e accusa la Regione Lazio di aver accelerato l’iter senza trasparenza.

di Margherita Brescia

Secondo Castro, l’autorizzazione ambientale preliminare, concessa nel 2020 e prorogata ad agosto scorso, avrebbe ripreso il proprio corso con “velocità della luce”. Nei soli mesi di settembre si sarebbero svolte già due conferenze dei servizi senza che Pomezia fosse inclusa formalmente. Egli afferma che, nonostante l’impianto sorga a meno di 100 metri dal confine comunale, il Comune non è stato invitato ufficialmente e le sue richieste non sono state verbalizzate.

Un altro punto messo in rilievo da Castro riguarda la pubblicazione dei procedimenti ambientali: nei registri pubblici AIA e VIA non sarebbe comparso il progetto della discarica, contravvenendo alle norme che impongono la trasparenza per atti di rilevanza ambientale. Questo, sostiene, ha impedito alla cittadinanza e agli enti direttamente coinvolti (Pomezia e Albano) di seguire in tempo reale lo stato dell’iter autorizzativo.

Durante le conferenze dei servizi sarebbe stato riportato un atteggiamento che Castro critica come parziale: la responsabile del procedimento avrebbe liquidato le osservazioni come “inutili”, negando di fatto il contraddittorio. In più, a Castro sarebbe stato negato il diritto di far verbalizzare l’assenza del Comune. Al contrario, il rappresentante della società proponente sarebbe stato trattato con confidenze, con chiamate personali da parte dei dirigenti regionali, una condotta che, secondo il consigliere, può essere in contrasto con i principi di imparzialità e trasparenza sanciti dalla Costituzione e dalle leggi (art. 97 Cost., art. 6-bis L. 241/1990).

A rendere la vicenda ancora più complessa sono i terreni interessati: secondo visure catastali, parte dell’area risulta di proprietà del Vaticano e della RAI. Queste attribuzioni finiscono per intrecciare interessi pubblici e privati, rendendo lo scenario autorizzativo ancor più delicato.

Per quanto riguarda i rifiuti ammessi, il progetto non parla solo di inerti, ma include codici che autorizzano anche ceneri da inceneritore, fanghi e materiali con potenziali profili di rischio. Questo dettaglio alimenta il sospetto che l’impianto abbia collegamenti con il piano del mega inceneritore di Santa Palomba, a circa 3 chilometri di distanza.

Nel quartiere Roma 2 le case e le scuole si troverebbero a meno di 500 metri dall’area prescelta, situazione che moltiplica le preoccupazioni per le possibili ricadute ambientali e sanitarie. Eppure, sostiene Castro, il Comune non figura nei procedimenti ufficiali, cosa che definisce un vulnus democratico.

La partita non è chiusa: Castro annuncia possibili querele in Procura e ricorsi al TAR del Lazio per contestare la legittimità dell’iter. Il braccio di ferro tra Regione e comunità locale è appena iniziato, e la trasparenza sarà la battaglia principale in campo.

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Last modified: Ottobre 1, 2025
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