Scritto da 1:29 pm Pomezia, Attualità, Top News

Inceneritore a Pomezia: Acea e Unindustria propongono di usare acqua depurata al posto dell’agricoltura. Ma i cittadini pagheranno i costi e i privati incasseranno i profitti

Pomezia (lunedì, 6 ottobre 2025)– Spunta un’idea che rischia di cambiare gli equilibri idrici e ambientali attorno a Roma: Acea, insieme a Unindustria Lazio, propone di impiegare acqua proveniente dal depuratore di Albano-Pavona per il raffreddamento del nuovo inceneritore di Santa Palomba. Il progetto – presentato durante un evento alla Peroni – prevede anche la realizzazione di una condotta lunga 5,2 chilometri per trasportare il liquido fino all’impianto.

di Margherita Brescia

Secondo i promotori, la misura rientrerebbe nel concetto di “riuso idrico sostenibile” e libererebbe falda e fonti sotterranee per usi primari, come l’agricoltura. Ma il rovescio della medaglia appare pesante: verrebbe sottratta acqua agricola preziosa, in un contesto territoriale già in sofferenza per le risorse idriche.

Chi paga e chi guadagna

Il modello proposto prevede che i costi legati alla condotta e al trattamento dell’acqua siano finanziati tramite fondi pubblici — dunque dai cittadini — mentre i ricavi dell’energia prodotta dall’inceneritore finirebbero nelle casse dei privati che gestiscono l’impianto, tra cui Acea.

Unindustria ha chiesto al Governo che la condotta rientri nel decreto “Riuso” dell’acqua, così da facilitare il processo autorizzativo e l’uso di fondi pubblici per realizzare l’opera.

Rischi per l’agricoltura e la falda idrica

L’area dei Colli Albani – che comprende zone agricole tra Albano, Pomezia e Ardea – è già sotto pressione per lo stress idrico. Prelevare acqua da depuratori può provocare una diminuzione delle risorse disponibili per coltivazioni, irrigazione e falde sotterranee. Gli effetti possono propagarsi su territori che ora fanno affidamento su quella risorsa.

In aggiunta, il piano comprende anche la perforazione di quattro pozzi operativi/di monitoraggio per alimentare l’impianto con acqua di falda, ulteriore fonte di prelievo idrico.

Contesto del termovalorizzatore

L’inceneritore di Santa Palomba – progettato per trattare fino a 600.000 tonnellate di rifiuti l’anno e costruito da un’aggregazione guidata da Acea ambiente – è al centro di forti polemiche. Già sono emerse le tempistiche d’attuazione: secondo il contratto siglato nel 2025, l’impianto e i suoi impianti ancillari richiederanno circa tre anni e mezzo per essere operativi.

Sul fronte agricolo, comitati locali e aziende agricole contigue temono che la certificazione biologica possa essere compromessa: le particelle sottili emesse da impianti termici viaggiano per chilometri e possono depositarsi sul suolo, incidendo sulla qualità dei prodotti.

Reazioni e interrogativi

L’idea di deviare acqua agricola per uso industriale è stata accolta con forte scetticismo. Molti denunciano che il principio normativo stabilisce che il riuso dell’acqua deve dare priorità agli usi primari, come l’agricoltura, soprattutto in contesti idrici fragili.

Altri segnaliamo il rischio che i cittadini paghino il “conto” dell’opera idrica, mentre i guadagni energetici siano privatizzati. La questione investe legalità, equità, impatti ambientali e il diritto delle comunità locali a difendere le proprie risorse.

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Last modified: Ottobre 6, 2025
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