Scritto da 6:22 pm Esteri, Cronaca, Top News

Gaza: l’offensiva terrestre israeliana entra nel vivo, decine di vittime nei raid notturni

Estero (martedì, 16 settembre)– Dopo settimane di bombardamenti aerei, l’esercito israeliano ha avviato la fase terrestre principale della sua operazione contro Hamas, entrando con carri armati e fanteria nelle aree centrali e settentrionali di Gaza City. È un passaggio cruciale nel conflitto, che segna l’inizio di una guerra urbana su larga scala e alimenta i timori umanitari della comunità internazionale.

di Margherita Brescia

I carri armati dentro Gaza City

Nella notte tra il 15 e il 16 settembre, divisioni corazzate dell’IDF (Israel Defense Forces) hanno fatto ingresso in quartieri ritenuti strategici. L’obiettivo dichiarato dalle autorità israeliane è “smantellare le infrastrutture terroristiche di Hamas”, compresi i tunnel sotterranei che, secondo l’intelligence, attraversano buona parte della città.

I tank avanzano lentamente, occupando posizioni chiave e isolando quartieri dove sarebbero operative basi logistiche e depositi di armi. L’ingresso dei mezzi blindati, accompagnato da unità di fanteria, rappresenta la seconda fase di un piano militare già delineato nelle settimane scorse: prima la campagna aerea, ora la conquista terrestre.

Le dichiarazioni del governo israeliano

Il ministro della Difesa Israel Katz ha parlato senza esitazioni: “Gaza sta bruciando. Non torneremo indietro fino a quando l’operazione non sarà completata”. Katz ha descritto l’avanzata come un “pugno di ferro” destinato a eliminare le capacità militari di Hamas e a facilitare il rilascio degli ostaggi detenuti dal movimento.

Israele ha inoltre rinnovato l’appello ai civili di evacuare verso sud, nelle aree considerate “più sicure”. Tuttavia, secondo numerose testimonianze raccolte sul campo, l’esodo di massa è reso complicato dai bombardamenti, dalle vie di fuga ridotte e dalla carenza di strutture di accoglienza.

Le vittime civili e i raid notturni

Il prezzo in termini di vite umane continua a crescere. Fonti palestinesi parlano di almeno 38 morti nei raid aerei che hanno preceduto l’ingresso delle truppe di terra, mentre decine di abitazioni sono state distrutte. Organizzazioni umanitarie locali denunciano la difficoltà di soccorrere i feriti, a causa sia dei bombardamenti sia della distruzione di vie di comunicazione fondamentali.

Le cifre fornite variano a seconda delle fonti, ma tutte concordano sul fatto che la popolazione civile paga il costo più alto dell’offensiva. Ospedali sovraffollati, mancanza di farmaci e carenze idriche aggravano un quadro già critico.

Le preoccupazioni umanitarie

L’ingresso dei carri armati in zone densamente abitate ha acceso l’allarme della comunità internazionale. Le Nazioni Unite hanno ribadito l’importanza di rispettare il diritto internazionale umanitario, chiedendo di distinguere tra obiettivi militari e civili e di garantire corridoi sicuri per gli sfollati. ONG internazionali, come Medici Senza Frontiere e Save the Children, sottolineano che la popolazione di Gaza non ha possibilità reali di mettersi in salvo e che interi quartieri rischiano di restare intrappolati sotto i bombardamenti.

Implicazioni strategiche

Dal punto di vista militare, Israele considera l’operazione a Gaza City una tappa fondamentale. Controllare la città significa colpire al cuore la struttura operativa di Hamas, che negli ultimi anni ha fatto dei tunnel e delle aree urbane la propria difesa principale. Tuttavia, gli analisti avvertono che una guerra urbana di questa portata potrebbe rivelarsi lunga, logorante e con costi elevatissimi in termini di vite umane.

Gli stessi comandi israeliani parlano di “operazione graduale”, segnalando che l’obiettivo non è tanto una conquista rapida quanto un logoramento progressivo delle capacità militari del nemico.

Reazioni internazionali

Sul piano diplomatico, l’offensiva terrestre ha immediatamente provocato reazioni contrastanti. Alcuni governi occidentali hanno ribadito il diritto di Israele a difendersi dagli attacchi di Hamas, mentre altri Paesi e organismi multilaterali hanno chiesto una tregua immediata per consentire l’arrivo di aiuti umanitari.

Le immagini di civili in fuga, di famiglie costrette a lasciare le proprie case e di interi quartieri devastati hanno già sollevato proteste in diverse capitali del mondo. Manifestazioni a Londra, Parigi e New York chiedono lo stop immediato delle operazioni e un cessate il fuoco.

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Last modified: Settembre 16, 2025
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