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Due chiacchiere con Zelia Carbone: tra Plenitudine e una carriera in movimento

Pomezia- Dal 16 al 19 ottobre la Torre Civica di Piazza Indipendenza ha ospitato Plenitudine, nuova mostra personale dell’artista siciliana Zelia Carbone, che vive tra Pomezia e Dubai. Abbiamo avuto il piacere di parlarle da vicino, immergendoci nella sua arte e nelle idee che la guidano.

di Margherita Brescia

«La mostra è andata inaspettatamente bene. Era la mia prima volta a Pomezia, anche se ci abito da dieci anni. È stata una mostra inaspettata, ma con un bel riscontro di partecipazione».

Zelia oggi si divide tra Italia ed Emirati:
«Mi sposto di continuo. Il mio obiettivo è andare negli Emirati Arabi, ora vivo tra Pomezia e Dubai. In realtà Dubai non era nei miei progetti: siamo andati lì per un percorso personale, siamo protestanti, e abbiamo sentito nel cuore di sostenere un progetto. Ho sentito che Dubai potesse essere terreno fertile per l’arte. È l’unico luogo dove l’arte può avere uno sbocco lavorativo: il classico sogno americano è lì. Sono arrivata con titubanza ma ho trovato una serie di porte aperte incredibili. C’è un’energia che ti toglie il fiato: il governo investe nella felicità delle persone. Essendoci una concentrazione di imprenditori, l’arte diventa d’interesse pubblico. È una scena internazionale, una città in espansione. È una realtà più sottovalutata che subisce molti pregiudizi».

Passato, presente, futuro: l’arte come narrazione

Plenitudine racconta tre tappe della sua vita:
«L’esposizione era divisa in passato, presente e futuro: era una narrazione della mia vita, del mio essere. Mi sono concentrata sulla plenitudine, cioè la pienezza di questo momento in cui godo di una pienezza sentimentale, artistica, materiale, spirituale. Sono passata da uno stato di tormento alla pienezza. In questa mostra c’era l’abbondanza della mia vita».

Il passato è la terra d’origine:
«Il passato è la mia radice, la Sicilia, dove ho vissuto 25 anni. La mia radice è molto presente in me. Negli Emirati Arabi sono stata premiata come ambasciatrice dell’arte siciliana».

Il presente ha la forma di un desiderio diventato realtà:
«La serie del presente si chiamava Anime fragili: quando le dipinsi rappresentavano il desiderio di avere ordine nella mia vita. Erano quadri che avevo tenuto nascosti, e quando li ho rivisti ho capito che ora sono la realizzazione di quel desiderio».

Il futuro, invece, resta aperto:
«Ho realizzato dipinti materici: tutto astratto, perché il futuro è informe, non si conosce. A parte un quadro, che nasce come astratto ma sono stati inseriti i: due pesciolini e un verso della Bibbia, simboli che si scambiavano nell’Impero Romano quando non potevano avere culto libero».

Il significato delle opere? Libero

«Molte persone arrivavano dicendo che non capivano niente di questa disciplina. Oggi c’è il preconcetto che l’arte vada studiata per comprenderla. Io rispondo che, se una persona ha gli occhi per vedere, è in grado di comprendere l’opera. Nel momento in cui rilascio l’opera non ho più il diritto di imporre. Io lascio il mio messaggio, ma ad ognuno può risuonare in maniera diversa».

Poi c’è un quadro a cui tiene particolarmente:
«Era l’unico su una parete: un faro, una roccia e delle stelle. Era un momento in cui soffrivo di infertilità da 7 anni: desideravo una figlia. Dopo due anni dall’opera si è realizzato questo sogno. È stato bello ascoltare le interpretazioni: ognuno raccontava qualcosa di diverso».

I bambini dentro l’arte

Durante la mostra, un laboratorio creativo ha coinvolto i più piccoli:
«È stato bellissimo perché i bambini erano stupiti che una persona grande potesse essere un’artista. Ho mostrato la differenza tra figurativo e astratto e poi hanno creato con materiali che potevano incollare su fogli bianchi. È stato stimolante a livello visivo e sensoriale. Le loro opere le ho esposte in mostra. È un avvicinamento alla cultura in modo attivo e stimolante».

Teatro, cinema e luce

Il suo passato nello spettacolo vive anche sulla tela:
«Nelle mie opere troverai sempre i giochi di luce: non dico scenografici, perché per me gli unici dipinti scenografici sono quelli di Caravaggio. Ma la luce in una scenografia è fondamentale, e questo lavoro arriva dalla mia formazione. Quando faccio un’installazione ci deve essere il momento wow».

Sicilia e mondo arabo: un legame naturale

«Sono molto simili. Vengo dall’entroterra siciliano, paesi fondati dagli arabi. Quando sono arrivata negli Emirati mi sono sentita molto affine. Non era una cultura sconosciuta: mi venivano in mente tante cose della mia vita. Una connessione immediata. Mi sono trovata a mio agio, come se fosse la mia comfort zone. Sono arrivate opportunità incredibili e ho capito che poteva essere il mio posto. Come se tutto fosse parte di un disegno».

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Last modified: Ottobre 29, 2025
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