Pomezia (venerdì, 18 luglio 2025) — Brusco stop per il Comune di Pomezia: il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha accolto il ricorso presentato dal Centro Sociale Anziani Pomezia APS, congelando di fatto le revoche delle convenzioni volute dall’amministrazione guidata dalla sindaca Veronica Felici. Una decisione che non solo ribalta l’azione del Comune, ma solleva interrogativi sulla gestione politica e amministrativa della città.
di Monia Settimi
Al centro della vicenda ci sono le tre determine dirigenziali con cui l’Ente aveva annullato in autotutela le convenzioni con le associazioni che da anni gestiscono i centri anziani. Il TAR ha giudicato illegittime le motivazioni addotte dall’Amministrazione, ritenendole carenti sul piano giuridico e quindi inidonee a giustificare un simile provvedimento. Di conseguenza, gli atti sono stati sospesi in via cautelare, in attesa del giudizio definitivo.
Una battuta d’arresto che non ha tardato ad accendere il confronto politico. Le opposizioni, rappresentate da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, parlano apertamente di una “gestione ideologica e dannosa” della cosa pubblica. “Una sconfitta annunciata”, scrivono in un comunicato congiunto, accusando l’amministrazione di aver intrapreso una “guerra contro i centri anziani” senza alcun fondamento tecnico, ma con un chiaro intento politico. E sottolineano come la scelta, oltre a risultare inefficace, stia già costando ai cittadini: il Comune è stato infatti condannato al pagamento delle spese legali.
Il caso riporta l’attenzione su un tema fondamentale: i centri anziani non sono un optional, ma spazi essenziali per la socialità, il benessere e la dignità delle persone anziane. Il tentativo di rimetterne in discussione la gestione ha scatenato una mobilitazione non solo legale, ma anche civile e associativa. In un momento storico in cui le comunità locali chiedono stabilità, servizi e attenzione al sociale, colpire proprio questi presìdi appare, agli occhi di molti, come una mossa incomprensibile e divisiva.
Ora la richiesta di chiarimento è diretta: le opposizioni chiedono alla sindaca una presa di responsabilità politica, oltre a un immediato ripensamento delle scelte adottate. “È ora di fermare lo spreco di risorse pubbliche per battaglie pretestuose – denunciano PD e M5S – e restituire alla città un governo che agisca nel rispetto delle regole e nell’interesse collettivo”.
La sentenza del TAR è un campanello d’allarme che va oltre l’aspetto procedurale: tocca il cuore della credibilità amministrativa e chiama in causa il modello di governance locale. In gioco non ci sono solo dei contratti, ma il diritto di centinaia di cittadini a spazi vivi, accoglienti e partecipati. Un diritto che – almeno per ora – la giustizia ha voluto tutelare.
Last modified: Luglio 18, 2025

