Pomezia (venerdì, 17 ottobre 2025)–Due esplosioni nella notte, davanti a una villetta di Campo Ascolano, hanno distrutto le auto del giornalista Sigfrido Ranucci e di sua figlia. L’ordigno rudimentale, contenente circa un chilo di esplosivo, è stato collocato a pochi metri dall’ingresso dell’abitazione.
di Margherita Brescia
La deflagrazione è stata talmente violenta da scuotere l’intero quartiere e danneggiare anche un’abitazione vicina. “Mia figlia era passata di lì venti minuti prima”, ha raccontato Ranucci, visibilmente scosso.
Le indagini sono in mano alla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, coordinate dal pm Carlo Villani e dall’aggiunto Ilaria Calò. Gli inquirenti parlano di un gesto «con aggravante del metodo mafioso». L’ordigno non era telecomandato, ma acceso manualmente: un segnale chiaro, un atto deliberato e potenzialmente mortale.
Ranucci, sotto scorta da anni per le sue inchieste scomode a Report, ha definito l’attacco “un salto di qualità”. Non una minaccia generica, ma un attentato vero e proprio.
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso “ferma condanna per il grave atto intimidatorio” e “piena solidarietà al giornalista”. Messaggi di vicinanza sono arrivati anche da RAI, Ordine dei Giornalisti e sindacati di categoria.
L’obiettivo, secondo gli investigatori, non era solo colpire un uomo ma intimidire un intero modello di giornalismo: quello che indaga, che racconta intrecci di potere e criminalità, che non si piega.
Ranucci, però, non si ferma: “Con tutte le minacce che riceviamo, non è semplice risalire alla matrice. Ma continuerò a fare il mio lavoro.”
Last modified: Ottobre 17, 2025

