Ardea-Una storia che sembra un’assurdità, ma è reale: una contribuente di Ardea che aveva venduto un terreno per 23 mila euro si ritroverà a versare oltre 48 mila euro in imposte. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che ha messo la parola finale su un contenzioso durato più di dieci anni.
di Margherita Brescia
Secondo l’Agenzia delle Entrate, il valore reale del lotto, al momento della vendita, non era quello dichiarato (23 mila euro) ma molto più elevato, in virtù della sua classificazione come “zona B7 – completamento residenziale”, ossia edificabile. In base a ciò, le imposte sono state calcolate su un valore ben superiore, da cui deriva l’importo delle tasse.
Dal canto suo, la contribuente ha contestato la classificazione e la validità del certificato urbanistico del 2012, sostenendo che il terreno fosse da considerarsi non edificabile o “a verde pubblico”. Il certificato del 2012 indicava invece capacità edificatoria, e in appello la Commissione Tributaria Regionale del Lazio ha dato ragione all’Agenzia. Anche la Cassazione ha respinto le contestazioni, affermando che si trattava di questioni di merito non riesaminabili in sede di legittimità.
Per i cittadini di Ardea questo caso solleva un dubbio concreto: la discrepanza tra prezzo reale di vendita e valore accertato dal fisco può generare situazioni in cui le imposte risultano superiori al corrispettivo percepito. Un problema che appare particolarmente gravoso per regolazioni urbane, terreni e proprietà in zone in trasformazione.
Last modified: Novembre 10, 2025

